CINEMATOGRAFO LA FILANDA

Venerdì 25 maggio - Ore 21.00
Sabato 26 maggio - Ore 21.00
Domenica 27 maggio - Ore 16.00 - 21.00

parigi a piedi nudi


Regia di Dominique Abel, Fiona Gordon.
Con Dominique Abel, Fiona Gordon,

MAGGIO MUSICALE IN CHIESA VECCHIA

Venerdì 25 maggio - ore 21.00

l'organo prestinari


Organista:
Alessio CONTI

CINEMATOGRAFO LA FILANDA

PROSSIMAMENTE

dogman


Regia di Matteo Garrone.

Con Marcello Fonte, Edoardo Pesce,
Nunzia Schiano, Adamo Dionisi.

CINEMATOGRAFO LA FILANDA

PROSSIMAMENTE

lazzaro felice


Regia di Alice Rohrwacher.

Con Adriano Tardiolo, Alba Rohrwacher,
Tommaso Ragno, Luca Chikovani.

Fine settimana con PARIGI A PIEDI NUDI, una commedia 'a bordo Senna' che riproduce in maniera inedita una porzione di reale.

Prossimamente i film italiani al 71 FESTIVAL DEL CINEMA DI CANNES

Cinematografo La Filanda

Venerdì
25 maggio 2018

Ore 21.00

Sabato
26 maggio 2018

Ore 21.00

Domenica
27 maggio 2018

Ore 16.00 - 21.00

 

Biglietti:

Interi Euro 5.00

Ridotti Euro 4.00

 

 

Trailer

Parigi a piedi nudi

Regia di Dominique Abel, Fiona Gordon.
Con Dominique Abel, Fiona Gordon, Emmanuelle Riva, Pierre Richard, Frédéric Meert.

Fiona, bibliotecaria canadese, riceve una lettera da una vecchia zia partita anni prima per Parigi. Martha ha ottantotto anni, la testa tra le nuvole e la paura di finire in un ricovero. Per scongiurare l'ipotesi chiede aiuto alla nipote che sacco in spalla sbarca in città.

Eterna gaffeuse, Fiona si perde, finisce a bagno nella Senna e fa la conoscenza di Dom, un clochard seduttore che vive sulle sponde del fiume. Dom si invaghisce di Fiona e la segue dappertutto. Da principio infastidita, comprende presto di aver bisogno di lui per ritrovare Martha, misteriosamente scomparsa.

Il cinema di Fiona Gordon e Dominique Abel smentisce le apparenze. Lo crediamo minimalista ma a torto perché ciascuna immagine dispiega un ventaglio di idee, di invenzioni, di emozioni. Lo crediamo artificioso e costruito con precisione millimetrica ma in realtà diventa ogni volta terreno di gioco dove tutto slitta traboccando libertà, spontaneità e audacia.

Questo gioco dei contrari è appannaggio dei grandi artisti. Comparati regolarmente a Jacques Tati, di cui Gordon e Abel rivendicano con rispetto l'ascendente, se ne appropriano offrendogli una nuova giovinezza, senza cadere mai nella citazione reverenziale e museale. Che disegnino il ritratto di una donna che scopre la sua dipendenza dal freddo (L'Iceberg) o la storia d'amore tra una fata e un portiere d'albergo (La Fée), le loro opere tracciano una strada singolare e funambolica, oscillando tra dramma e burlesque, che riposa sul principio quasi immutabile di un corpo (fisico o sociale) di fronte a un'avversità (materiale o esistenziale).


Maggio Musicale in Chiesa Vecchia

 


Venerdì 25 maggio - ore 21.00

La Voce dell' Organo “PRESTINARI”

Organista: Alessio CORTI

Programma di Sala


Venerdì 15 giugno - ore 21.00

PËTR IL'IČ ČAJKOVSKIJ

Sinfonia No. 5 Op. 64 in Mi Minore

Orchestra Sinfonica “ARTEVIVA”

Direzione: Matteo BAXIU


Prossimamente al Cinematografo La Filanda

 

 

 

Biglietti:

Interi Euro 5.00

Ridotti Euro 4.00

 

 

Trailer

DOGMAN

Regia di Matteo Garrone.
Con Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli.

Marcello ha due grandi amori: la figlia Alida, e i cani che accudisce con la dolcezza di uomo mite e gentile. Il suo negozio di toelettatura, Dogman, è incistato fra un "compro oro" e la sala biliardo-videoteca di un quartiere periferico a bordo del mare, di quelli che esibiscono più apertamente il degrado italiano degli ultimi decenni.

L'uomo-simbolo di quel degrado è un bullo locale, l'ex pugile Simone, che intimidisce, taglieggia e umilia i negozianti del quartiere. Con Marcello, Simone ha un rapporto simbiotico come quello dello squalo con il pesce pilota.

Marcello procura a Simone quella cocaina che il bullo consuma in quantità esagerate e fa per l'ex pugile da secondo nelle "riscossioni". Quando Simone sceglierà proprio il negozio di Marcello come base operativa per una rapina gli equilibri fra i due salteranno irrimediabilmente.

Ispirandosi liberamente ad uno dei casi di cronaca più cruenti del nostro passato recente, la vicenda del Canaro della Magliana, Matteo Garrone racconta un'Italia diventata terra di nessuno in cui cane mangia cane, complice l'abbrutimento culturale e sociale che ha allontanato i cittadini non solo dal benessere ma anche dalla solidarietà umana più elementare. Garrone depura la vicenda del Canaro dalla sua componente veramente oscena, ovvero la spettacolarizzazione, arrivando a desaturare la palette di colori con cui dipinge i suoi quadri di desolazione suburbana (meravigliosa la fotografia di Nicolaj Bruel) dei quali sfuma i margini ed evidenzia l'essenza.

Dogman inizia con il ringhio di un pitbull da combattimento ed il terrore speculare degli altri cani chiusi dentro le gabbie del negozio, enucleando così quelle dinamiche di sopraffazione e sottomissione che sono la regola di vita del quartiere. L'ombra di Simone si staglia gigantesca dietro la porta a vetri del canaro, proiezione gonfia di una paura atavica che con il tempo ha dominato gli animi della gente perbene, non soltanto nei quartieri periferici.

E lo sguardo smarrito di Marcello in riva al mare, dopo l'ennesima prepotenza subìta, è quello di un Paese che ha preso consapevolezza del proprio status di vittima, e che "tutto questo non lo accetterà più". Ma invece di raccontare un'incazzatura alla Quinto potere, o la vendetta efferata e grottesca in cui le cronache hanno abbondantemente sguazzato, Garrone descrive una quieta rivalsa del tutto priva della valenza pulp che ha reso archetipale, e protagonista di uno storytelling ante litteram, il vero Canaro.


Prossimamente al Cinematografo La Filanda

 

 

 

Biglietti:

Interi Euro 5.00

Ridotti Euro 4.00

 

 

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Lazzaro felice

Regia di Alice Rohrwacher.
Con Adriano Tardiolo, Alba Rohrwacher, Tommaso Ragno, Luca Chikovani, Agnese Graziani

La Marchesa Alfonsina de Luna possiede una piantagione di tabacco e 54 schiavi che la coltivano senza ricevere altro in cambio che la possibilità di sopravvivere sui suoi terreni in catapecchie fatiscenti, senza nemmeno le lampadine perchè a loro deve bastare la luce della luna.

In mezzo a quella piccola comunità contadina si muove Lazzaro, un ragazzo che non sa neppure di chi è figlio ma che è comunque grato di stare al mondo, e svolge i suoi inesauribili compiti con la generosità di chi è nato profondamente buono. Ma qual è il posto, e il ruolo, della bontà fra gli uomini?

Come saprà risorgere questo Lazzaro per continuare a testimoniare che il bene esiste, e attraversa le vicende umane senza perdere la propria valenza rivoluzionaria?

Alla sua terza regia Alice Rohrwacher fa intraprendere al suo protagonista, e alla comunità che lo circonda, un cammino che è anche il proprio, all'interno di un cinema che deve molto a Olmi e Zavattini ma continua a spingersi oltre lungo un terreno che frana e si modifica continuamente sotto i suoi (e i nostri) piedi.

Non è facile tenerle dietro mentre attraversa un'arcadia senza tempo che è anche un microcosmo di sfruttamento, dove il lupo è assai più giusto e buono dell'essere umano che lo teme. Il suo linguaggio parte da atavico e diventa postmoderno, racconta un vento che soffia senza tregua per spazzare via la protervia del potere e uno sputo nel piatto dell'ingiustizia sociale senza per questo negare che il Bene e il Male percorrono il tempo senza cambiarlo, riproponendosi all'infinito.

La fionda che Tancredi, il figlio della Marchesa, regala a Lazzaro è come la cinepresa per Rohrwacher, ben consapevole della sua pericolosità: Alice si piazza sempre in medias res, fra le foglie di tabacco, dentro ai letti disfatti dei contadini, dietro lo sguardo puro del suo protagonista. Lazzaro è un'occasione come lo è il cinema di Alice Rohrwacher, che è tutto finto, nel senso di reinventato e ricreato, ma conserva radici profondamente reali, italiane prima che universali, rurali piuttosto che bucoliche.