CINEMATOGRAFO LA FILANDA

Venerdė 17 giugno - ore 21.00
Sabato 18 giugno - ore 21.00
Domenica 19 giugno - ore 16.00 e 21.00

esterno notte

Regia di Marco Bellocchio.
Con Fabrizio Gifuni,
Margherita Buy, Toni Servillo,
Fausto Russo Alesi, Gabriel Montesi.

Cinematografo La Filanda


SECONDA PARTE

Venerdì
17 giugno 2022

Ore 21.00

Sabato
18 giugno 2022

Ore 21.00

Domenica
19 giugno 2022

Ore 16.00 e 21.00



Interi Euro 6.00

Ridotti Euro 5.00

Trailer

 

Esterno Notte

seconda parte


Regia di Marco Bellocchio.
Con Fabrizio Gifuni, Margherita Buy, Toni Servillo, Fausto Russo Alesi, Gabriel Montesi.

1978.
Aldo Moro, nel farsi campione del compromesso storico, firma la sua condanna: agli occhi delle Brigate Rosse, che vogliono il rovesciamento del governo, e a quelli della Democrazia Cristiana più conservatrice, che rifiuta qualunque coalizione con il Partito Comunista Italiano.

Moro viene rapito dalle BR e trattenuto in prigionia per 55 giorni di buio, durante i quali all'esterno succederà di tutto: incontri al vertice, crisi di coscienza, tavoli politici e tormenti privati, accordi e disaccordi, e poi lettere, segnalazioni, comunicati, false piste e piste volutamente falsate, proteste di piazza, maxiprocessi, udienze.

Tutto sotto gli occhi di tutti, eppure tutto segreto e misterioso. È quella notte esterna in cui l'Italia ha vissuto e continua a vivere, poiché il caso Moro, come molti altri misteri nazionali, resta impresso nella memoria di tutti, ennesimo vulnus di Stato destinato a non essere sanato.

"Aldo Moro è l'Italia", si dice in Esterno Notte, la serie in sei puntate con cui Marco Bellocchio rimette mano al racconto del caso Moro, vent'anni dopo il suo Buongiorno, notte.

Ed è proprio come cartina di tornasole del nostro Paese che Bellocchio affronta di nuovo quel vulnus, rifrangendo la vicenda attraverso vari prisma.

Francesco Cossiga, Papa Paolo VI, Adriana Faranda, Eleonora Moro. Più tante figure di mezzo (o mezze figure) come Benigno Zaccagnini, Enrico Berlinguer, Valerio Morucci, Domenico Spinella, Cesare Curioni, un probabile Steve Pieczenik. E naturalmente Giulio Andreotti.

Bellocchio affronta la serialità come il più geniale degli showrunner, perché invece di puntate crea stazioni della Via Crucis per un morituro predestinato dalle sue scelte politiche e personali: e il ticchettio con cui comincia il racconto segnala l'inizio del conto alla rovescia della sua parabola cristica.

La prima "stazione" è dedicata a Moro stesso, interpretato da Fabrizio Gifuni con un atto di immedesimazione totale e di profonda empatia con l'uomo molto prima che il rappresentante dello Stato. Il suo Moro si muove in un mondo di ombre e di silhouette scure che procedono in branco: e che diventeranno quei "manichini" che tutti ricordiamo, allineati in prima fila al suo funerale.

La sua storia è quintessenzialmente italiana e "letteraria": il matrimonio DC-PCI "non s'ha da fare", e Moro lo racconta come una mossa gattopardiana al suo partito, antigattopardiana a Enrico Berlinguer.