OTTOBRE D'ESSAI

Mercoledė 20 novembre - Ore 16.00
Giovedė 21 novembre - Ore 21.00

LE VERITA'


Regia di Kore'eda Hirokazu.
Con Catherine Deneuve, Juliette Binoche.

CINEMATOGRAFO LA FILANDA

Venerdė 22 novembre - ore 16.00 e 21.00
Sabato 23 novembre - ore 21.00
Domenica 24 novembre - ore 16.00 e 21.00

le mans '66

la grande sfida

Regia di James Mangold.
Con Matt Damon, Christian Bale.

OTTOBRE D'ESSAI

Mercoledė 27 novembre - Ore 16.00
Giovedė 28 novembre - Ore 21.00

brave ragazze

Regia di Michela Andreozzi.
Con Ambra Angiolini, Ilenia Pastorelli
e Serena Rossi.

CINEMATOGRAFO LA FILANDA

Sabato 30 novembre - ore 21.00
Domenica 1° dicembre - ore 16.00 e 21.00
Lunedė 2 dicembre - ore 21.00

l'ufficiale e la spia

Regia di Roman Polanski.
Con Jean Dujardin, Louis Garrel.

Questo fine settimana LE MANS '66 Regia di James Mangold con Matt Damon e Christian Bale.

Prossimamente l'attesissimo film L'UFFICIALE E LA SPIA di Roman Polanski che ripropone il caso Dreyfus, un capitano ebreo, accusato di essere stato un informatore dei nemici tedeschi. Una vicenda che, in tempi come quelli presenti, merita una rivisitazione.

Ottobre d'essai

Mercoledì
20 novembre 2019

Ore 16.00

Giovedì
21 novembre 2019

Ore 21.00

 

Biglietti:

Intero € 4,00

 

 

 

 

Recensioni

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Le verita'

Regia di Kore'eda Hirokazu.

Con Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, Clémentine Grenier, Manon Clavel.

Diva del cinema francese, Fabienne Daugeville pubblica un libro di memorie e per l'occasione riceve la visita della figlia Lumir, sceneggiatrice che vive a New York con il marito Hank e la piccola Charlotte.

Nella villa parigina di Fabienne, le due donne si sforzano di entrare in contatto l'una con l'altra e di fare i conti con il passato, impresa resa tanto più ardua dalla presenza delle famiglie e del maggiordomo Luc, stufo di essere dato per scontato. Fabienne è anche impegnata sul set, recitando in un film che confonde ulteriormente i confini del ruolo materno e di quello filiale.

Il giardino della villa di Fabienne è nel mezzo di Parigi, e quando d'estate cadono le foglie il rumore della metro si fa più acuto, ma sembra un mondo a parte, recluso. È il piccolo regno di una donna che al mestiere di attrice ha dato tutto, anche a scapito degli affetti personali.

Kore-eda, nel suo secondo debutto stavolta in territorio straniero, con la curiosità meticolosa dell'outsider esplora ogni angolo di una casa bellissima, "anche se c'è una prigione proprio qui dietro". E in una prigione della parola deve sentirsi Lumir, figliol prodiga che da bambina voleva fare l'attrice, ma che da adulta è diventata sceneggiatrice, nel tentativo forse di dare un senso alla voce di una madre che spesso di fronte alla realtà sceglie di far vincere la leggenda. Per essere l'opera di un regista che gira in una lingua non sua, Le Verità stupisce per la perfetta sinfonia di ambiguità e allusioni dei suoi dialoghi, giocati su un corto circuito costante di età, ruoli familiari, ricordi e riflessi di sé.

Sull'onda della consacrazione con Un affare di famiglia, Palma d'oro a Cannes e grande successo internazionale, l'autore giapponese si cala nel contesto alto-borghese della vecchia Europa in modo discreto ma decisivo, recando in dote il suo elegante rigore di messa in scena a beneficio di una storia che, lasciata al suo eccesso francese, avrebbe potuto facilmente perdersi.

Poco incline ad avventurarsi per le vere strade di Parigi, che fanno solo un paio di fuggevoli apparizioni, Kore-eda crea invece una domesticità sempre visibilmente artefatta (dal suddetto giardino-prigione agli interni in auto, così simili al green screen sulle finestre del set cinematografico a cui conducono) in cui Catherine Deneuve e Juliette Binoche possono giocare la loro partita a suon di finzioni. Le due star, mai prima insieme sullo schermo, sono poco credibili come madre e figlia, ed è proprio questo il punto: nemmeno i loro personaggi ci credono, in un film troppo plurale per essere categorico.


Cinematografo La Filanda

Venerdì
22 novembre 2019

Ore 21.00

Sabato
23 novembre 2019

Ore 21.00

Domenica
24 novembre 2019

Ore 16.00 e 21.00

 

Ingresso:

Intero Euro 6.00

Ridotto Euro 5,00

 

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Le Mans '66

La grande sfida

Regia di James Mangold.

Con Matt Damon, Christian Bale, Jon Bernthal, Caitriona Balfe, Tracy Letts, Josh Lucas.

Carroll Shelby è il pilota che nel '59 ha vinto la 24 ore di Le Mans, la più ardua delle gare automobilistiche. Quando scopre di non poter più correre per una grave patologia cardiaca si dedica a progettare e vendere automobili. Con lui c'è il suo fedele amico e collaudatore Ken Miles, dotato di uno spiccato talento per la guida, ma anche di un carattere complicato.

Insieme accetteranno la sfida targata Ford di sconfiggere la Ferrari e si batteranno per vincere una nuova 24 ore di Le Mans, contro tutti, a bordo di un nuovo veicolo messo a punto da loro stessi.

Il coraggio uno non se lo può dare, insegnava Manzoni. Lo stesso accade per il talento: o c'è, o non c'è. La tecnica si può affinare, ma la straordinarietà di saper eccellere in qualcosa è una peculiarità che appartiene solo alle viscere di una persona e nulla può scalfirla.

È il caso di Ken Miles, pilota nell'anima prima che sulla pista, capace di battere puntualmente i suoi stessi record. Irascibile, testardo, per nulla diplomatico, vanta volto scavato e carisma di Christian Bale, alla sua ennesima interpretazione magistrale. Pochi come lui, vale la pena ribadirlo, riescono a dar vita a personaggi incredibilmente distanti tra loro e renderli puntualmente credibili e memorabili, che siano di fantasia come Batman o tratti dalla storia come Dick Cheney in Vice e questo stesso pilota di cui restituisce tutta la ruvidità del carattere e l'umanità, cimentandosi per altro in un delizioso accento inglese (un peccato si perda nella versione doppiata).

Miles è l'emblema del campione, colui che a testa bassa, con umiltà, porta avanti la sua vita - una moglie, un figlio, un'officina da seguire - ma non rinuncia alla passione e, appena gli viene data la possibilità, dietro a un volante sa correre per trovare la sua rivincita.

Tratto da storie vere, il film si rivela una metafora interessante della lotta, molto attuale, tra talento e marketing: vale di più un cavallo di razza o il più addomesticabile e fotografabile di tutti? Miles/Bale risponde in pieno al primo profilo e per nulla al secondo, per questo la grande industria non lo ritiene all'altezza, "non è un uomo Ford", dicono al suo amico e sponsor Carroll Shelby.


Ottobre d'essai

Mercoledì
27 novembre 2019

Ore 16.00

Giovedì
28 novembre 2019

Ore 21.00

 

Biglietti:

Intero € 4,00

 

 

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Brave ragazze

Regia di Michela Andreozzi.

Con Ambra Angiolini, Ilenia Pastorelli, Serena Rossi, Silvia D'Amico, Luca Argentero.

A Gaeta, negli anni Ottanta, quattro donne in crisi provano a cambiare il corso delle loro vite improvvisandosi rapinatrici. Una di loro, Caterina, ha l'idea: qualsiasi crimine commetteranno, lo faranno mascherate da uomini per non essere riconosciute.

Chicca trova le pistole, Maria nasconde i soldi e Anna seduce il poliziotto che investiga sul caso.

Ma dopo aver messo a segno il primo colpo è impossibile fermarsi: pur restando in fondo al cuore delle brave ragazze, per le quattro amiche diventa sempre più difficile tracciare una linea di confine tra giustizia e vendetta, bene e male, morale e necessità.

La vulgata generale, nei paesi in cui la parità di genere è un orizzonte lontano, è che le donne non sappiano lavorare insieme. Che non riescano a fare squadra. Il corollario del cliché, nelle cinematografie in cui il gender gap è così radicato da essere considerato strutturale, è che le attrici non vogliano lavorare insieme.

Che non credano nella collaborazione. L'onesta commedia di Michela Andreozzi - heist movie che più classico che non si può, tratto da una storia vera accaduta in Francia, qui trasportata a Gaeta - sbaraglia in un colpo solo entrambi i luoghi comuni, consegnando allo spettatore un film realizzato da una squadra quasi integralmente al femminile (le quote azzurre ci sono: Luca Argentero, Max Tortora e Max Vado nel cast; Alberto Manni al copione), il cui cuore è costituito proprio dall'intelligente alchimia che lega le attrici principali.

Se pure nel racconto dell'ascesa e della caduta di un gruppo di donne sull'orlo di una crisi di nervi Andreozzi commette qualche ingenuità (è pur sempre un'opera seconda), il melange dei caratteri delle protagoniste è efficace e funzionale.

Quelli di Anna, Chicca, Caterina e Maria sono caratteri rischiosi, al confine con la maschera - la proletaria, la ribelle, la timida, la sottomessa - che il talento delle singole attrici, messo al servizio del gruppo, colora di sfumature inedite ed emotivamente coinvolgenti. La parte più interessante e riuscita del film è tutta qui, nel minuzioso e dettagliato lavoro di Andreozzi sulle sue interpreti.


Cinematografo La Filanda

Sabato
30 novembre 2019

Ore 21.00

Domenica
1° Dicembre 2019

Ore 16.00 e 21.00

Lunedì
2 dicembre 2019

Ore 21.00

 

Ingresso:

Intero Euro 6.00

Ridotto Euro 5,00

 

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L'Ufficiale e la Spia

Regia di Roman Polanski.

Con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois, Hervé Pierre.

Gennaio del 1895, pochi mesi prima che i fratelli Lumière diano vita a quello che convenzionalmente chiamiamo Cinema, nel cortile dell'École Militaire di Parigi, Georges Picquart, un ufficiale dell'esercito francese, presenzia alla pubblica condanna e all'umiliante degradazione inflitta ad Alfred Dreyfus, un capitano ebreo, accusato di essere stato un informatore dei nemici tedeschi.

Al disonore segue l'esilio e la sentenza condanna il traditore ad essere confinato sull'isola del Diavolo, nella Guyana francese. Il caso sembra archiviato. Picquart guadagna la promozione a capo della Sezione di statistica, la stessa unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus. Ed è allora che si accorge che il passaggio di informazioni al nemico non si è ancora arrestato. Da uomo d'onore quale è si pone la giusta domanda: Dreyfus è davvero colpevole?

Roman Polanski mette le sue doti di Maestro del Cinema al servizio di una vicenda che, in tempi come quelli presenti, merita una rivisitazione.

Il cinema se ne era già occupato in passato. Sia con Emilio Zola di William Dieterle nel 1937 (film che colpì il giovanissimo Roman) e, successivamente, con L'affare Dreyfus di José Ferrer del 1957.Il film purtroppo ha innescato diverse polemiche scaturite dall'intervista che il regista ha rilasciato per il pressbook che ha accompagnato il film alla 76.ma Mostra del Cinema di Venezia. In quelle dichiarazioni Polanski dice di aver potuto comprendere meglio la storia che stava portando sullo schermo a causa delle accuse false che gli vengono periodicamente lanciate. Questo ha provocato reazioni di diversa natura che hanno rischiato di offuscare il valore intrinseco del film.

Perché L'Ufficiale e la Spia si colloca nella categoria delle opere di impianto classico che trovano la via del grande schermo nel momento storicamente giusto. È sicuramente vero che il regista e il suo co-sceneggiatore Robert Harris lavorano da anni su questa idea ma è ora che è indispensabile mostrare, con un film capace di arrivare al grande pubblico, come il Potere sia in grado di costruire falsificazioni capaci di resistere a lungo e di sconvolgere vite.

Viviamo in tempi in cui la memoria collettiva è quotidianamente insidiata da una valanga di news tra cui è sempre più difficile distinguere le vere dalle fake. Attraverso la persona di Picquart (magistralmente interpretato da Dujardin) Polanski ci ricorda come siano necessari uomini che siano capaci di andare al di là delle proprie convinzioni (il colonnello non amava gli ebrei) quando si trovano di fronte a un'ingiustizia che diviene tanto più palese quanto più chi la sta perpetrando fa muro perché non ne emergano le falsificazioni.