CINEMATOGRAFO LA FILANDA

Venerdė 21 febbraio - ore 21.00
Sabato 22 febbraio - ore 21.00
Domenica 23 febbraio - ore 16.00 e 21.00

odio l'estate

Regia di Massimo Venier.

Con Aldo, Giovanni e Giacomo.

MARZO D'ESSAI

Mercoledė 26 febbraio - ore 14.30
Giovedė 27 febbraio - ore 21.00

a cena con delitto

Regia di Rian Johnson.

Con Daniel Craig, Chris Evans,
Ana de Armas, Jamie Lee Curtis.

CINEMATOGRAFO LA FILANDA

Sabato 29 febbraio - ore 21.00
Domenica 1° marzo - ore 16.00 e 21.00
Lunedė 2 marzo - ore 21.00

si vive solo una volta

Regia di Carlo Verdone.

Con Carlo Verdone, Anna Foglietta,
Rocco Papaleo, Max Tortora.

MARZO D'ESSAI

Mercoledė 4 marzo - Ore 14.30
Giovedė 5 marzo - Ore 21.00

la dea fortuna

Regia di Ferzan Ozpetek.

Con Stefano Accorsi, Edoardo Leo,
Jasmine Trinca, Sara Ciocca.

Contunua la programmazione di ODIO L'ESTATE il nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Prossimamente SI VIVE UNA VOLTA SOLA il nuovo film di Carlo VERDONE.

Cinematografo La Filanda

Venerdì
21 febbraio 2020

Ore 21.00

Sabato
22 febbraio 2020

Ore 21.00

Domenica
23 marzo 2020

Ore 16.00 - 21.0

 

Ingresso:

Intero Euro 6.00

Ridotto Euro 5,00

 

Trailer

Odio l'estate

Regia di Massimo Venier.

Con Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Lucia Mascino, Carlotta Natoli.

Aldo si dice pieno di acciacchi e delega alla moglie Carmen qualsiasi incombenza domestica - ma non le fa mancare attenzioni dove conta. Il figlio maggiore Salvo è in "libertà vigilata" dopo aver rubato un motorino e le due gemelle Ilary e Melissa completano la rumorosa tribù familiare.

Giovanni ha ereditato dal padre un negozio di articoli per calzature che ha fatto il suo tempo, come gli fanno notare la pragmatica moglie Paola e l'altrettanto pragmatica figlia Alessia.

Giacomo è un dentista che pensa solo al lavoro mentre la moglie Barbara fuma a catena e si isola dal mondo, e il figliastro Ludovico è in piena fase di ribellione preadolescenziale. A causa di un errore di booking le tre famiglie si ritrovano a condividere una casa al mare e scopriranno le loro affinità affettive, se non proprio elettive, perché "l'isola è bella, la casa è grande, e l'estate è breve".

Aldo, Giovanni e Giacomo tornano a fare ciò che riesce loro meglio: raccontare l'amicizia che li lega da decenni attraverso una storia semplice che attinge alle loro esperienze personali.

"Sono fatti così", come dice la canzone che li accompagna, e seguire le loro avventure è fare una passeggiata verso casa con i compagni di sempre di cui conosciamo vizi e virtù, debolezze e tormentoni. Questa volta si aggiungono alla storia (scritta dal trio con lo storico regista Massimo Venier, finita la pausa dopo Tu la conosci Claudia?, e gli ottimi Davide Lantieri e Michele Pellegrini) alcuni elementi di contemporaneità che rendono i loro personaggi riconoscibili non solo nei manierismi cui ci hanno abituati, ma anche nelle preoccupazioni della nostra epoca: un'attività di famiglia che chiude, un figlio sempre attaccato all'IPad, una società in cui le regole sono inesplicabilmente a volte ferree, a volte flessibili.

Il trio si trova a negoziare continuamente la sua posizione nel mondo e in un immaginario cinematografico talmente consolidato da apparire vintage: la partitella in spiaggia, le schitarrate di sottofondo (la musica è di Brunori Sas ma ci sono anche Bruno Martino e Vinicio Capossela), le trasferte in macchina in quell'Italia estiva che si snoda lungo l'autostrada come grande equalizzatore, inseguendo una geografia impossibile.


Marzo d'Essai

Mercoledì
26 febbraio 2020

Ore 14.30

Giovedì
27 febbraio 2020

Ore 21.00

 

Biglietti:

Interi Euro 4.00

 

Recensioni

MyMovies

Cineforum.it

 

 

 

Schede rassegna

 

 

Trailer

A cena con delitto

Regia di Rian Johnson.

Con Daniel Craig, Chris Evans, Ana de Armas, Jamie Lee Curtis, Michael Shannon (II)

Harlan Thrombey, romanziere, editore e carismatico patriarca di una bizzarra famiglia allargata, è morto. Scoperto dalla giovane cameriera Marta la mattina dopo un'imponente festa di compleanno per i suoi 85 anni, il cadavere eccellente ha la gola tagliata ma sembra essere il frutto di un suicidio.

La lussuosa villa di campagna di Thrombey vede l'arrivo di due ispettori di polizia, dell'investigatore privato Benoit Blanc, e dei familiari del ricco imprenditore, guidati dai figli Linda e Walter e dalla nuora Joni. Con un'eredità che fa gola a ognuno di loro, e con un'indagine che gratta sotto la superficie degli eventi, la costernazione lascia velocemente il posto al sotterfugio e al pregiudizio.

C'è una profonda voglia di divertimento alla base di Cena con Delitto, rivisitazione di un giallo vecchio stampo alla Agatha Christie in cui il filo del godimento sfacciato parte dal marketing del film, passa per il gioco corale di un cast d'eccezione, e arriva fino all'intento iniziale del regista Rian Johnson.

Triturato dal macchinario dell'intrattenimento globale per non essere andato troppo sul sicuro con il suo Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi, Johnson trova in Cena con Delitto l'occasione di divertirsi in modo sicuro e circoscritto, aggiornando al presente un genere dallo spirito demodé come il murder mystery.

Teletrasportandosi nel passato, non per uccidere se stesso come in Looper, ma per inseguire la gioia degli esordi che lo portava a sperimentare con le regole del racconto, Johnson va ad abitare con profitto "in un tabellone di Cluedo" come del resto fa il buon Christopher Plummer, che vuole essere al tempo stesso un padre attento e un narratore birichino, esercitando in entrambi i casi un controllo assoluto sulla storia sua e degli altri.

Ciò che rotola fuori dalla scatola del gioco da tavolo non cambia mai: in questo caso una villa isolata piena di trucchi, un delitto, un detective e un gruppo di sospettati che si accusa a vicenda. Un Daniel Craig dal sinuoso accento del sud guida le danze nella grande tradizione degli indagatori cinematografici che sgonfiano il proprio genio con un po' di goffaggine, mentre al suo fianco la sincerità normale e senza rigurgiti di Ana de Armas è la vera protagonista.

E se lo spazio dato al suo personaggio sembra tradire la promessa iniziale di mettere al centro della scena la celebrità e il virtuosismo del resto del cast, tale è proprio il commento "meta" di Rian Johnson, che spinge via il privilegio della vecchia America bianca in favore della ragazza di famiglia immigrata.


Prima Visione Cinematografo La Filanda

Sabato
29 febbraio 2020

Ore 21.00

Domenica
1° aprile 2020

Ore 16.00 - 21.00

Lunedì
2 aprile 2020

Ore 21.00

 

Ingresso:

Intero Euro 6.00

Ridotto Euro 5,00

 

Trailer

Si vive una volta sola

Regia di Carlo Verdone.

Con Carlo Verdone, Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Max Tortora, Mariana Falace, Sergio Muniz.

Quattro medici molto amici tra loro - Umberto, Lucia, Amedeo e il suo assistente Corrado - sono tanto brillanti in sala operatoria quanto problematici, irrisolti e paranoici nel loro privato ma, spalleggiandosi l'un l'altro, sono riusciti a costruire un rapporto di amicizia e complicità tra loro che va ben oltre la carriera.

Uniti ormai da anni e molto affiatati, la loro vita viene scandita anche dai continui scherzi con cui gli altri tre tartassano da sempre il povero Amedeo che, uomo di buon cuore e piuttosto boccalone, è sempre un obiettivo fin troppo facile per le prese in giro.

La routine però si capovolge inaspettatamente quando Umberto, Lucia e Corrado scoprono che il loro amico è gravemente ammalato ma nessuno ha il coraggio di dirlo al diretto interessato: il quartetto si imbarca così in un lungo viaggio che attraversa il sud Italia per cercare di creare l'occasione giusta in cui confidare ad Amedeo la difficile verità sul suo stato di salute.

Si vive una volta sola è il 27esimo film da regista e sceneggiatore di Carlo Verdone ed esce esattamente a quarant'anni di distanza da Un sacco bello, esordio dell'artista romano dietro la macchina da presa ed oggi ritenuto un autentico classico.

Si vive una volta sola vede un Verdone immerso in una storia più corale, dov'è veramente difficile individuare un protagonista assoluto tra i quattro personaggi principali.


Marzo d'essai

Mercoledì
4 marzo 2020

Ore 14.30

Giovedì
5 marzo 2020

Ore 21.00

 

Biglietti:

Interi Euro 4.00

 

 

Schede rassegna

 

 

 

Recensioni

MyMovies

Cinefurum.it

 

Trailer

La dea fortuna

Regia di Ferzan Ozpetek.

Con Stefano Accorsi, Edoardo Leo, Jasmine Trinca, Sara Ciocca, Edoardo Brandi.

Alessandro e Arturo sono una coppia consolidata, ma il loro rapporto sta mostrando la corda: Alessandro, idraulico dal fascino animalesco che attira uomini, donne e bambini, porta a casa il pane e cede volentieri ai piaceri della carne; Arturo, traduttore passivo aggressivo, non è diventato né uno scrittore famoso né un cattedratico, e patisce l'assenza di un rapporto fisico, e ancor di più di uno scambio verbale, con il suo partner sfuggente.

Nella routine cristallizzata dei due irrompono Annamaria, ex compagna di Alessandro, e i suoi due figli nati da padri diversi, e tutti gli equilibri saltano.

Annamaria deve fare alcuni esami diagnostici e affida i figli alla coppia di amici, che dovranno fare i conti con una responsabilità genitoriale forse mai nemmeno immaginata, nonché con la capacità dei bambini di metterti di fronte a quello che sei veramente.

Bentornati nel Regno di Oz-petek dove non esistono solo due sessi, dove si mangia e si balla insieme su una terrazza romana (in zona Ostiense), si vive fra sfumature smaltate color lapislazzuli e si mostra il cuore, qualche volta litigando ad alta voce, qualche altra guardandosi intensamente negli occhi.

Il registro è più musicale che cinematografico, a volte da opera, a volte da operetta. E a tratti c'è solo il silenzio di quando si ha veramente paura. Nei suoi momenti migliori il film si libra con l'afflato lirico di un'aria verdiana, come la canzone di Mina e Fossati che fa da libretto; nei passaggi meno ispirati intrattiene come una canzonetta estiva di quelle con i movimenti ripetuti tutti insieme, perché il cinema di Ozpetek è codificato nell'immaginario collettivo e la ripetizione fa parte del suo richiamo.

Il genere è a metà fra la commedia romantica e il melodramma, ma sono molti i momenti horror: dal lungo piano sequenza iniziale che va a stanare due bambini chiusi in un armadio-sarcofago al murale dove sono disegnati teschi e piccoli impiccati; dalla stanze asettica di un ospedale a quella spettrale di un defunto alle strade che, quando perdi di vista un bambino, diventano i corridoi di un labirinto. Eppure questo film che, come consuetudine ozpetekiana, parla anche di malattia e di morte, ha un'energia vitale insopprimibile che tracima nella risata liberatoria, nella commozione struggente, nella dolcezza del riconoscersi parte di un'umanità dolente e spaventata.